lunedì 31 gennaio 2011

Con gli occhi aperti, completamente sveglia

Con gli occhi aperti, completamente sveglia
Senza droghe, senza filtri
Solo vino bevuto davanti alla solennità delle cose
Perchè appartengo alla razza di coloro che percorrono il labirinto
Senza mai perdere il filo di lino della parola

Sophia de Mello Breyner Andersen

Il mio essere è l'invisibile

Piove là fuori, sul vasto mondo, con un rumore così denso è impossibile che, a questa stessa ora, non stia piovendo sulla terra intera, il globo si muove con mormorio di acque per lo spazio, come sibilante trottola, E lo scuro rumore della pioggia è costante nel mio pensiero, il mio essere è l’invisibile, curva tracciata dal suono del vento, che soffia insolente, cavallo senza freno e in libertà, con zoccoli invisibili che battono attraverso queste porte e finestre, mentre dentro questa stanza, dove appena oscillano, lievemente, i paralumi, un uomo circondato da mobili alti e scuri scrive una lettera, componendo e adattando il suo racconto affinché l’assurdo riesca a parer logico, l’incoerenza linearità perfetta, la debolezza forza, l’umiliazione dignità, i timore ardimento, che tanto vale ciò che siamo stati quanto ciò che desidereremmo essere stati, ah, se ne avessimo avuto il coraggio quando siamo stati chiamati al rendiconto, il saperlo è già metà del cammino, basta che ce ne ricordiamo e non ci vengano meno le forze quando bisognerà percorrere l’altra metà. Esitò molto Ricardo Reis sul vocativo che doveva usare, una lettera, in fondo, è un atto temibilissimo, la formula scritta non ammette mezzi termini, distanza o prossimità affettiva tendono a una determinazione radicale che, in un caso e nell’altro, accentuerà il carattere, cerimonioso o complice, del rapporto che tale lettera stabilirà e che finisce per essere sempre, in una certa decisiva maniera, un tipo di rapporto parallelo al rapporto reale, non coincidenti. Ci sono equivoci sentimentali che sono cominciati proprio così.

José Saramago, L'anno della morte di Ricardo Reis

lunedì 1 novembre 2010

Il sangue è freddo

Credevo fosse finita

ho creduto ad un'altra vita
ma il destino sbatte forte le porte.
Dover tornare indietro
un ultimo inchino
non c'è più tempo
né più destino,
Più nessuno giuro
rimarrà vivo
ed il passo ad un tratto
si fece leggero..
Nell'acqua lo sguardo si perse
per l'eternità
freddo ora sangue vendetta
sarai prigioniero..
Quanto è lontana da Roma la felicità?
La felicità..

(Pierluigi Ferrantini)

giovedì 9 settembre 2010

Vagabondo ero, vagabondo resto.

Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m'assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna.
Quando gli anni mi dissero maturo, fu l'età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un'età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre.
E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la vecchiaia a giovarmi?
Nulla ha funzionato.
Quattro rauchi fischi della sirena di una nave continuano a farmi rizzare i peli sul collo e mettermi i piedi in movimento. Il rumore di un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino lo sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l'antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole, non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile. Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso.
John Steinbeck

mercoledì 8 settembre 2010

Sparire

Sparire dalla vita di un'altra persona significa tradire prima di tutto se stessi: alla fine, anche se sei innocente, scopri di aver fatto comunque del male a un sacco di gente.

Mauro Covacich, Prima di sparire

martedì 7 settembre 2010

Partire...tornare...

Sono partita per il viaggio che sognavo da anni, Cuba, la Cuba di Hemingway e di Che Guevara, L'Avana e la Finca Vigia, Cojimar e Santa Clara, Trinidad e la Baia dei Porci...un viaggio che è stato un tornare nei posti tanto a lungo conosciuti attraverso i libri e che, a vederli dal vero, sembrano così familiari...un sogno che si avvera...un giorno intero passato a rendermi conto che non stavo sognando ma che ero davvero lì...e al contempo, dopo qualche giorno, la consapevolezza che il viaggio sta per finire e che si sta per ritornare a casa...e nel cuore, accanto alla meraviglia suscitata da quei posti tanto a lungo sognati, una gran voglia di tornare a "casa"...la sensazione di sentire che è bello ed emozionante partire, allontanarsi, ma è altrettanto bello ed emozionante tornare...che l'avventura vera comincia ogni volta che si torna a casa...

perchè un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte...