giovedì 3 febbraio 2011

Il destino è quel che è...

Il destino è quel che è
non c'è scampo più per me...

mercoledì 2 febbraio 2011

Il mare

Niente paura. Il mare è là. È sempre là. Si può stare lontani anche per tanto tempo ma poi, quando si torna, è ancora là.
Christian Gailly, Una notte al club



martedì 1 febbraio 2011

Ho iniziato...

Ho iniziato a smetterla con i miei contorsionismi mentali e mi sono accorta che la vita non è sempre così complicata, che non dobbiamo necessariamente struggerci dal dolore per amare qualcuno, che l'amore è anche leggerezza, è libertà condivisa, e che la vita va affronata con quel pò di sana incoscienza che ci permette di realizzare tanti sogni che altrimenti rimarrebbero tali...

Dove corre il cavaliere?

Dove corre il cavaliere? Il più delle volte verso la morte. Ma per vivere, per una vita più bella, più giusta, più piena, più profonda.

Nazim Hikmet, Gran bella cosa è vivere, miei cari

lunedì 31 gennaio 2011

quello che avrebbe dato significato la fatto e al detto

...e il peggio di tutto forse non sono neanche le parole dette o le azioni fatte, il peggio, perchè è irrimediabile, definitivamente, è il gesto che non ho fatto, la parola che non ho detto, quello che avrebbe dato significato al fatto e al detto...

José Saramago, L'anno della morte di Ricardo Reis

Con gli occhi aperti, completamente sveglia

Con gli occhi aperti, completamente sveglia
Senza droghe, senza filtri
Solo vino bevuto davanti alla solennità delle cose
Perchè appartengo alla razza di coloro che percorrono il labirinto
Senza mai perdere il filo di lino della parola

Sophia de Mello Breyner Andersen

Il mio essere è l'invisibile

Piove là fuori, sul vasto mondo, con un rumore così denso è impossibile che, a questa stessa ora, non stia piovendo sulla terra intera, il globo si muove con mormorio di acque per lo spazio, come sibilante trottola, E lo scuro rumore della pioggia è costante nel mio pensiero, il mio essere è l’invisibile, curva tracciata dal suono del vento, che soffia insolente, cavallo senza freno e in libertà, con zoccoli invisibili che battono attraverso queste porte e finestre, mentre dentro questa stanza, dove appena oscillano, lievemente, i paralumi, un uomo circondato da mobili alti e scuri scrive una lettera, componendo e adattando il suo racconto affinché l’assurdo riesca a parer logico, l’incoerenza linearità perfetta, la debolezza forza, l’umiliazione dignità, i timore ardimento, che tanto vale ciò che siamo stati quanto ciò che desidereremmo essere stati, ah, se ne avessimo avuto il coraggio quando siamo stati chiamati al rendiconto, il saperlo è già metà del cammino, basta che ce ne ricordiamo e non ci vengano meno le forze quando bisognerà percorrere l’altra metà. Esitò molto Ricardo Reis sul vocativo che doveva usare, una lettera, in fondo, è un atto temibilissimo, la formula scritta non ammette mezzi termini, distanza o prossimità affettiva tendono a una determinazione radicale che, in un caso e nell’altro, accentuerà il carattere, cerimonioso o complice, del rapporto che tale lettera stabilirà e che finisce per essere sempre, in una certa decisiva maniera, un tipo di rapporto parallelo al rapporto reale, non coincidenti. Ci sono equivoci sentimentali che sono cominciati proprio così.

José Saramago, L'anno della morte di Ricardo Reis